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Rallye San Martino, tra i big e i contro-big c’è sempre la solitudine dei numeri ultimi

Riflettori sul gradino più alto del podio all’incontrario e una scoperta: nelle ultime otto edizioni chi è arrivato in coda non ha più partecipato, tranne Armando Betta. Ma la sua è una storia di passione incrollabile.
Praticamente sempre a parlare e scrivere dei “migliori”, di quelli che lottano per le posizioni di vertice e si sfidano per lo scudetto. Stavolta, però, in attesa di poter svelare qualche nome “importante” tra gli iscritti al 42° Rallye San Martino di Castrozza (9/10 settembre), facciamo un salto all’indietro e all’incontrario, gettando una luce sugli ultimi arrivati delle ultime otto edizioni. Quelle, per intenderci, dal 2014 al 2021, valide per il Campionato Italiano Wrc. Scopriamo così che sette piloti su otto hanno corso solo una volta il San Martino, arrivando in coda e non riprovandoci più. Nulla da eccepire su Stefano Cossetti, direttore di Tuttorally+, la cui comparsata 2018 al volante di una Renault Twingo R1 fu una lirica da test drive. Ma di altri sei non si è avuta più notizia e sarebbe bello rivederli al via. Cominciando da Michele Zerega che nel 2014, su Peugeot 106 griffata Lanterna Corse giunse 57°, sesto di Classe N2. “Maglia nera” per Alberto Rossi nel 2016, 49° con una Renault Clio Super 1600, poi “indossata” da Gian Matteo Marconi nel 2017, 62° con una Rover Mg Zr105 di Classe N1; toccata in sorte a Diego Pieropan, 67° nel 2019 su Peugeot 106 N1, quindi passata ad Alessandro Ogheri, 76° nel 2020 su Peugeot 106 RS 1.6. Infine sulle spalle del torinese Massimo Novero nel 2021, 78° al volante di una Peugeot 208 R2B. L’unico degli “ultimi” ad esserci stato prima e dopo il suo fatidico 2015, quando arrivò 63° al traguardo su Opel Corsa Gsi, è Armando Betta, driver di Molina di Fiemme che vanta 14 partecipazioni al San Martino. Disse così dietro le quinte: “Nemmeno mi sono accorto di essere arrivato ultimo, pensavo terz’ultimo figurati un po’. Cambiava niente, è stato importante ricominciare. Cercavo una svolta, mi ha convinto Roberto Pellè a rimettermi il casco. Ho corso in onore di mia moglie e lo farò ancora”. Lia Bonelli se n’era andata due anni prima per una malattia incurabile. Assieme avevano condiviso anche l’amore per l’arte del traverso, sei volte consecutive in gara al San Martino, dal 1997 al 2002. Passione autentica, il mito del Manghen a riempire un cassetto di ricordi indelebili.
Fonte: ufficio stampa
Foto: Max Carrer

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